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August 9, 2015

 Quella sera, fra patatine fritte e vino rosso, lo conobbi come giornalista con un sogno che molti hanno nel cassetto: diventare scrittore. E ora Ferdinando Manzo quel cassetto l’ha aperto con successo, cominciando la scalata alle classifiche con il suo primo romanzo: “L’uomo che salvò il mondo”. Un salto da una sponda all’altra della scrittura, dalla cronaca giornalistica al romanzo, che ha avuto il suo battesimo in contemporanea al viaggio dell’autore che ha lasciato Napoli per l’Australia. 

Un volo dall’altra parte del mondo, che comunque non è niente a confronto del viaggio che Manzo fa compiere ai lettori che decidono di immergersi nella sua prima opera, tutta ambientata in uno scenario apocalittico da post guerra nucleare, e nella seconda, il viaggio di Arco alla ricerca del vortice blu. Una short story pubblicata in inglese, una piccola scommessa che Ferdinando fa insieme alla sua casa editrice, “Sydney School Of arts and humanities”. Un tuffo nel genere fantasy, fra amori infeli...

June 23, 2015

Ci sono giorni che sono vuoti. Grigi. Uggiosi. Che anche se non piove dici «Cazzo, sembra proprio che piova». E allora guardi l'orologio e pensi: «Vabbè, è quasi finita. Vado a casa. Mangio. Bevo. A letto. E ci si vede domani».
Ci sono giorni che non sono vuoti. Ci sono giorni che sono pieni, ma così pieni che ti senti pieno anche tu. Come dopo un'abbuffata di pizza. E sono quei giorni dove ti succede di tutto. Quei giorni dove gli amici, vicini e lontani, sono lì. Con te. Per te. Quei giorni che lo sai... In fondo il sole è sempre lì. Sei tu che non lo vedi.
Ci sono giorni che non solo non sono vuoti. Non solo sono pieni. Sono anche di più. E sono quei giorni che non dovrebbero finire. Mai. Ma che vanno. Purtroppo. E che, però, tu te li godi. Fino in fondo. Perché domani, chissà... Potrebbe sempre piovere...

June 21, 2015

Sono le 11.10. Devo scrivere. Devo scrivere per Momentismo di Lettere Animate. La mia casa editrice. Devo scrivere quello che vedo. Quello che faccio. Ma senza descrivere emozioni. E senza usare metafore. Come se fossi... No. Sarebbe una metafora e io non la posso usare, la metafora. È vietata. Allora non la scrivo. Mi siedo con il mio IPad sulla panchina che affaccia sull'harbour, quello di Sydney. Quello dell'opera house. Scelgo questa panchina perché affaccia sul mare. E s...ulla strada. E c'e sempre tanta gente. In strada. Ma anche in mare. Un ferry parte dal molo tre. É grande. È carico. Va verso la spiaggia. Un ferry parte dal molo due. È piccolo. È vuoto. Va verso l'isola, Cockatoo island. Ma è quasi notte a Sydney. Sono le 19, le 11 in Italia. E sull'isola, a quest'ora, non ci va nessuno. O quasi. I ferry partono dal molo 2 e 3 e tagliano il mare come se... No. No. Anche questa sarebbe una metafora. E io, le metafore, non le posso usare. Sono vietate. E allora mi giro. Guardo d...

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